Ivan
2006-04-16 10:21:52 UTC
Ciao a tutti e buona Pasqua!
Vorrei postare a puntate un'ottima biografia di Claudio che ho trovato in
rete all'indirizzo
Mi sembra abbastanza completa. Una delle migliori e più esaurienti biografie
questa di Tempini.
Claudio Baglioni
La biografia
di Luca Tempini
Prologo
"... in un agosto e un altro sole s'annegò, lingue di fuoco e uve fragole,
quando il giorno cammina ancora sulle tegole del cielo e sembra non sedersi
mai..."
Venne dal mare: che fosse poi quello di un'isola campana celeberrima, come
ammesso recentemente, oppure un altro mare, con contorni e connotazioni
simili a quello, non pensiamo abbia grande importanza.
Ciò che davvero conta, al nostro cospetto di spettatori interessati, è
quella genesi "liquida" che porta in sé l'essenza stessa dell'uomo che
andiamo, un po' "biecamente", a sezionare.
Il mare, si diceva, misterioso e accattivante: che ispira tuttavia, a
chiunque si soffermi a guardarlo da qualsivoglia latitudine, un'improvvisa e
subitanea aspirazione di sogno.
Sarà forse anche per il retaggio ereditario di quest'anomalo terzo genitore
che l'uomo crebbe con quella caratteristica evidente di dispensatore di
fantasie e divenne, molto più tardi e per sua espressa volontà, un
inarrivabile grande mago.
L'ambiente
È davvero difficile, e forse tecnicamente scorretto, iniziare una biografia
non cominciando dal primo vagito del protagonista: eppure, per questa volta,
mi è parso opportuno principiare questa cronaca partendo prima ancora della
nascita del protagonista poiché a lui stesso, in più d'una occasione e con
toni sfumati di poesia, è piaciuto di ricordare quasi nostalgicamente
l'episodio del suo concepimento "marino".
Tuttavia, per raccontare e far comprendere un avvenimento, è forse
necessario ricorrere al circostanziare delle date esatte. E la prima, forse
più importante, che annotiamo in questo inizio di percorso dietro il nostro
"viaggiatore" è, inconfutabilmente, quella celeberrima del sedici maggio
millenovecentocinquantuno, giorno in cui, nell'ufficio dell'anagrafe del
comune di Roma, viene registrato l'atto di nascita di Claudio Enrico Paolo
Baglioni, figlio del sottufficiale dei carabinieri Riccardo e della di lui
consorte, Silvia Saleppico.
Le cronache "agiografiche" più o meno affidabili descrivono la famiglia di
Claudio come il prototipo del nucleo famigliare classico del quartiere
Montesacro: questa, come quella di Centocelle (rione in cui i Baglioni si
trasferiscono di lì a qualche anno) è una periferia un po' dimenticata, ai
margini della grande città, nella quale è necessario applicarsi sul
quotidiano e dove i grandi dibattiti ideologico-politici del periodo non
hanno troppa presa sulla gente.
È un mondo, questo, fatto di semplice "sopravvivenza urbana", una realtà
nella quale, come detto, non è facile riuscire a interessarsi di ciò che
accade oltre il "limes" strutturale di questa periferia.
È tuttavia importante rimarcare che la crescita del giovane Claudio viene
influenzata anche da un altro ambiente "geografico", diametralmente diverso
e assolutamente distante, anche dal punto di vista dei rapporti sociali, da
Montesacro: quella campagna umbra di cui i genitori del nostro sono
originari e verso la quale, molto spesso, destinano le loro "gite fuori
porta", per far visita ai parenti rimasti.
Questo è un teatro di grandi spazi aperti, di aria da respirare a pieni
polmoni, di gente contadina che sviluppa condizioni continue di interscambi
con il prossimo. Un ambiente tipicamente agreste insomma, con tutte le
connotazioni di apertura verso la natura e il suo svolgersi ciclico che
evidentemente rimarrà pienamente radicato nel ricordo del ragazzo, anche per
la sua stridente diversità con l'estrazione di provenienza.
Le prime note... di giorno
Così, fra ambiente domestico, periferia cittadina e realtà bucoliche, si
forma il carattere del Baglioni adolescente, che già all'età di 14 anni
riceve una chitarra in regalo e comincia a strimpellare, da autodidatta, le
prime note.
A compendio documentale, è doveroso riferire della prima esibizione canora
"ufficiale" che lo vede fra i partecipanti e che si tiene, nel maggio del
1964, nel popolare quartiere di Centocelle. Tale "concorso di canzoni", come
verrà prosaicamente immortalato più tardi nella strofa di una canzone,
s'intitolava Festival delle voci nuove di S. Felice da Cantalice. Il brano
eseguito da Claudio è Ogni volta, portato al grande successo da Paul Anka.
Anche l'anno successivo garantisce la sua partecipazione alla stessa
manifestazione, stavolta vincendola con I miei anni più belli, già successo
di Iva Zanicchi.
Terminati gli anni delle scuole medie, si iscrive all'istituto per geometri
non spinto da reali motivazioni d'intento futuro, come più volte da lui
stesso rivelato, quanto piuttosto dalla confusione che, dopo la scuola
dell'obbligo, assale comunemente lo studente indeciso. È evidente, ad ogni
modo, che le frequentazioni delle scuole superiori calano il candidato
geometra in una dimensione aliena rispetto a quella vissuta sino a quel
momento, mettendolo a confronto con una realtà di portata più ampia:
conseguentemente cominciano a nascere le prime inquietudini esistenziali,
che trovano il loro sfogo nell'espressione musicale. Sembra essere questa,
infatti, la manifestazione privilegiata dei suoi sentimenti giovanili che
mostrano, altrimenti, un giovane dal carattere chiuso e timido, quasi
incline alla misantropia: è proprio in tale periodo che gli amici del suo
gruppo prendono a soprannominarlo "Agonia", sostantivo che esemplifica in
maniera sufficientemente esauriente questa difficoltà di rapportarsi al
prossimo.
Appare cristallina, quindi, la necessità di affidarsi alla musica come a una
sorta di rifugio spontaneo e capace di distrarre da una condizione di
insoddisfazione latente. I primi ascolti sono legati ad autori vari e
denotano il denominatore comune dell'originalità e dell'intimismo: sono i
cantautori della scuola francese, soprattutto Jacques Brel e Georges
Brassens, a interessare l'orecchio di Claudio, ma anche Bob Dylan e Ray
Charles, mentre, fra gli italiani, i testi di Fabrizio De Andrè più di tutti
destano la sua ammirazione.
Sulla scia della vittoria conseguita a Centocelle nel 1965, l'apprendista
cantante decide di tentare l'impresa anche ai Ludi Canori, nell'anno
seguente, giungendo ancora al successo finale con Siamo due poveri ragazzi
cantata a due voci con Maria Pia Crostella.
Deciso più che mai a intraprendere la carriera musicale e lanciato dal
doppio successo ottenuto, suggellato anche dalla semifinale del 1967 al
Festival degli sconosciuti di Ariccia, decide di prendere le prime lezioni
di pianoforte da un maestro argentino, il cui cognome Amato rimanderà, più
avanti, al ricordo di una collaborazione professionale importante.
I tentativi
Spronato dalla consapevolezza di possedere un timbro vocale notevole, nonché
dalla presa di coscienza di saper conoscere la musica e interpretarla, cerca
fortuna in esibizioni d'avanspettacolo, tra numeri di magia e spogliarelli:
al teatro Espero realizza la prima performance "live" che gli garantisce un
compenso di 1500 lire: tale guadagno pare abbastanza simbolico anche se
certamente importante per l'orgoglio di un aspirante artista in cerca di
conferme. Tuttavia gli appare subito evidente che questa strada non può
portare a nessuno sbocco professionale; pertanto, nell'inverno del 1967,
approda alla RCA per un provino. Il direttore dell'azienda si esprime in
toni poco lusinghieri nei suoi confronti e lo liquida senza lasciargli
alcuna speranza di riuscita.
Grazie alle prime lezioni di musica, e nonostante la delusione della
bocciatura alla RCA, inizia a comporre musica, a scrivere canzoni sue, ad
affiancare alla sua dimensione di interprete anche quella di autore. Secondo
fonti ufficiose, seppur non verificabili, il primissimo brano che assembla è
una sorta di parallelismo personale fra le festività natalizie imminenti e
il disagio interiore del protagonista, il cui titolo Dio, tu stai nascendo,
io sto morendo, pare essere un'anticipazione del tema di Notte di Natale.
Il suo impegno musicale continua comunque con la costituzione, insieme ad
alcuni amici, di un complessino numerosissimo chiamato Les Images, ma
prosegue contemporaneamente anche da solista, in agoni canori di ogni
specie: a luglio del '68, Claudio si iscrive a Fuori la voce, rassegna
presentata da Pippo Baudo, mentre pochi mesi più tardi si reca a Lugano per
prendere parte, ancora una volta, al Festival degli sconosciuti, ottenendo
un prestigioso secondo posto. Il risultato viene conseguito grazie
all'interpretazione doppia di una Yesterday cantata alla maniera di Ray
Charles e di una delle sue primissime composizioni "ufficiali", ispirata a
una lirica di E. A. Poe e intitolata Annabel Lee.
È pure di questo periodo una sorta di realizzazione teatrale promossa con
alcuni conoscenti, che propone tematiche sociali mischiate a opere
classiche: essa spazia dalle problematiche urbane alle poesie di Pavese
passando per le opere di Brecht: una miscellanea di argomenti che tradisce
ispirazioni non proprio chiarissime e forse anche un po' pretenziose. Il
risultato ottenuto è soprattutto quello di annoiare gli interlocutori,
costituiti perlopiù dai parenti del gruppo, chiamato Studio dieci. Tuttavia,
nonostante l'esito fallimentare che ebbe, questa esperienza denota
irrequietezze di carattere socio-ambientale, lontanissime dalla
contestazione sessantottina in pieno atto, ma comunque indicatrici di una
dinamica intellettuale in movimento.
È forse opportuno, in questa sede, annotare come la "formazione musicale
baglioniana" sia avvenuta, fra avanspettacolo, concorsi canori, esperienze
teatrali e matrici classiche, in maniera diametralmente opposta a quella che
agglomera quasi tutti gli altri cantautori romani che, proprio in questo
periodo, muovevano parallelamente le prime mosse attorno al gruppo del Folk
Studio, confrontandosi reciprocamente. Baglioni nasce assolutamente lontano
da questa realtà, non ne conosce le prerogative e non è coinvolto nella
dialettica di rivendicazione che anima già i primissimi testi dei suoi
colleghi. Egli si crea, dal punto di vista artistico, completamente per
conto proprio e, seppur manifesti in alcuni casi evidenti tendenze di
rivendicazione, la sua produzione appare decisamente lontana, per intenzioni
e tematiche, dall'effervescenza politica e sociale comune all'ambiente del
Folk Studio.
Tornando all'argomento specifico e rispettando il più possibile la
cronologia, appare opportuno rimarcare che, terminati gli studi superiori
con un buon profitto, il neogeometra diviene una matricola dell'università
di Roma, nella facoltà di architettura.
Tuttavia, nei suoi intenti, la musica rimane unica passione nonché
aspirazione professionale vera: per questo motivo gli sforzi del giovane
sono profusi soprattutto al conseguimento di un contratto da parte di
qualche casa discografica.
In occasione della rassegna svizzera, era stata realizzata un'incisione
intitolata Gli sconosciuti di Lugano in cui figuravano, tra gli altri, anche
brani cantati da Baglioni: Annabel Lee, Se la ragazza che avevi e una prima
versione della Interludio che poi verrà riproposta sui primi supporti
dell'artista.
Forte di questa registrazione, si reca a Milano per sottoporsi a una prova
per la Ricordi che, se in un primo tempo appare interessata, successivamente
soprassiede.
Cantante professionista
La volontà di arrivare dell'aspirante musicista non si ferma, però, neppure
dinanzi al secondo rifiuto. All'inizio del 1969 si ripropone alla RCA,
risoluto a farsi riascoltare dai vertici dirigenziali: sulle prime è
costretto a un'anticamera lunghissima: è infatti obbligato a trascorrere
varie giornate in attesa di una chiamata, al bar della casa discografica.
Quest'ozio forzato gli consente però, da una parte, di venire a contatto con
i "big" della canzone di quegli anni, arrivando persino a conoscerne alcuni:
lui stesso ama ricordare l'intuizione di Dalla che, da artista già
affermato, prova grande ammirazione per le capacità vocali e per le
composizioni del giovane e introverso ragazzo, vestito di scuro e
abitudinario fisso e tristissimo di quelle stanze. Ad ogni modo la sua lunga
costanza finisce con l'essere premiata: l'azienda si risolve a fargli
sottoscrivere, il 26 ottobre, un vero contratto professionale di cinque
anni. Da sottolineare che sarà il padre a dovergli fare da tutore, a causa
della sua ancora minorità.
Claudio deve ora sottoporsi a quanto è connesso con il mondo artistico, non
escluse le modifiche al "look" e le imposizioni contrattuali. Gli viene
assegnato un "press agent", una sorta di addetto all'immagine, affinché
venga curato sotto questo aspetto: gli tocca Donatella Raffai, volto più
tardi reso celeberrimo dalla trasmissione di discreto successo Chi l'ha
visto.
Così, levati gli occhiali scuri, trasformato nell'abbigliamento e tinto di
biondo, pare essere un'altra persona; tuttavia ha ottenuto quanto sempre
desiderato e ora possiede, finalmente, spazio, tempo e possibilità per
dedicarsi anima e corpo alla realizzazione del suo sogno di sempre.
Vengono dunque realizzate una serie di composizioni di vario genere, fra cui
spiccano la versione ormai definitiva di Notte di Natale e un altro brano
destinato a un successo postumo: Signora Lia. Tuttavia la casa discografica
non appare molto favorevole, almeno all'inizio, a incentivare la sua abilità
di autore: preferisce piuttosto assecondare la sua inusitata capacità vocale
di cantante. Si spiegano in questo senso le prime commissioni al giovane
neodipendente e i suoi passi iniziali nel mondo musicale: traduzioni in
italiano da testi in inglese e francese (da una traduzione di Brassens
nasce, ad esempio, la canzone Marinetta), prove su brani di autori vari e
destinati al mercato con interpreti diversi, e altre realizzazioni fra cui
la scrittura di una colonna sonora per un documentario sulla droga, peraltro
accantonata dalla RAI.
Esistono, di questi lavori, numerose incisioni che circolano nel mondo del
collezionismo e che sono anche state sfruttate commercialmente dalla RCA in
tempi successivi per approfittare dei vari momenti di popolarità del
cantautore. Emblematico il recente caso della "raccolta" titolata Diario
Baglioni e contenente una ridda di interpretazioni "primitive",
presumibilmente destinate al mercato estero.
Fra tutti questi lavori è d'uopo soffermarsi sulla realizzazione del primo
45 giri di Claudio Baglioni: Una favola blu - Signora Lia. Se la seconda
traccia è di produzione tipicamente baglioniana, la prima riporta invece
autori diversi, rispondenti ai nomi di Morina-D'Ercole-Melfa. È proprio con
quest'ultimo brano che viene inviato a Un disco per l'estate, con cui non
accede, tuttavia, alla semifinale. Con il primo invece, pur non riscontrando
il gradimento dei giudici, riceve un riconoscimento dalla critica presente a
un'altra rassegna: il Festivalbar dei giovani.
A proposito di questa canzone, è da ricordare un divertente aneddoto, spesso
ricordato dallo stesso Baglioni: nelle intenzioni dell'autore, infatti, il
titolo del pezzo avrebbe dovuto essere Signora Lai. Tuttavia, il giorno dell
'audizione alla RCA, Claudio si vide assegnare un fonico sul cui camice
bianco spiccava un cartellino con il nome Lai. Non volendo alienarsi le
simpatie del tecnico, il cantautore mutò repentinamente il nome del brano
cambiandolo nel definitivo Signora Lia.
Il 45 giri in questione era stato prodotto da un pianista diplomato
conosciuto nel maggio del '70: quell'Antonio Coggio che tanta parte avrebbe
avuto in tutta la produzione degli anni immediatamente seguenti.
Certamente il disco non realizza un successo apprezzabile, tuttavia riesce a
"muoversi" nella giungla della musica leggera, cosa che sprona l'autore e i
suoi collaboratori a procedere verso la promozione di un nuovo 45, edito l'8
settembre 1970, che reca sui due lati Notte di Natale - Isolina,
quest'ultima appena composta. Quasi contemporaneamente, per l'esattezza 10
giorni dopo, viene inciso, forse un po' frettolosamente, il primo 33 giri,
compilato grazie a tutta la produzione passata e recente, del novello
cantautore.
Intitolato semplicemente Claudio Baglioni, il disco denota una composizione
alquanto bizzarra, poiché assembla canzoni di nessuna pretesa e spiritose
quali Mia cara Esmeralda o Quando tu mi baci ad altre piuttosto tristi e
intimiste quali Notte di Natale o la drammatica Lacrime di marzo; vi sono
poi addirittura rivendicazioni classicheggianti sottolineate dai passaggi
della già ricordata Interludio o da quelli de Il sole e la luna. Vi sono
esperimenti di vario tipo anche nelle sonorità: da quelle carpite alla
"scuola francese" dei suoi primi ascolti musicali (Brassens, Brel), a quelle
che accennano alla "soul music": insomma un "collage" che, sia nei testi sia
nella parte musicale, pare essere tutt'altro che omogeneo nello stile, e
rivela abbastanza palesemente la diversa collocazione temporale dei pezzi.
Il risultato è quello di un ellepì che non ha una vera e propria identità
omogenea ma che anzi appare piuttosto confuso negli intenti, rivelandosi
comunque, a lungo andare, una "palestra" d'esercizio utilissima grazie anche
e soprattutto alla molteplicità delle varie sfere musicali trattate.
È utile sottolineare che gli arrangiamenti di questo primo 33 giri sono
curati da Ruggero Cini.
Le canzoni stonate...
Per promuovere la sua nuova produzione, Claudio inizia, a ridosso di questo
periodo, una sorta di "tour estivo" fra balere e pianobar, partendo dalla
località balneare di Lignano Sabbiadoro.
LA RCA lo invia anche alla Mostra internazionale della canzone di Venezia,
dove partecipa alla Gondola d'oro presentando Notte di Natale; qui trova un
pubblico e una giuria non disposti ad assecondare le sue finalità: il primo
lo fischia sonoramente per gran parte dell'esibizione, la seconda lo confina
all'ultimo posto. Anche la critica non usa mezzi termini, apostrofandolo
come "cantore di cose senza senso, isteriche e tristissime". Soltanto Lucio
Dalla, che ha modo di vederlo, rimane nuovamente e favorevolmente colpito
dalla sua interpretazione spingendolo a non demoralizzarsi e a continuare
sulla stessa strada.
Una strada che, tuttavia, pare ancora costellata da difficoltose asperità:
alla Caravella dei successi (Bari, ottobre 1970), viene costretto dai
discografici a rinunciare alla sua Notte di Natale: il pezzo è definito
troppo triste, nonché addirittura lesivo della morale cattolica;
ripresenterà Una favola blu, sempre buona per ogni occasione, ma insufficien
te a evitargli, per la seconda volta consecutiva in un concorso canoro,
l'ultima piazza.
Per il giovane Baglioni è una battuta d'arresto dolorosissima, tale da
fargli meditare, per la prima volta, l'abbandono delle scene: desisterà
dall'intento grazie all'insistenza dei collaboratori, oltre che per onorare
il contratto tanto bramato e conquistato con grande fatica solo nell'anno
precedente.
L'unica parentesi positiva di questo periodo è, invece, la partecipazione
televisiva alla trasmissione Speciale 3 milioni, nella quale presenta alcuni
brani di nuova composizione nonché l'inedita In viaggio. Le puntate in Tv
hanno un buon riscontro di pubblico anche se da sole non bastano,
ovviamente, a consegnare il protagonista alla notorietà.
Tuttavia, sull'onda di questo discreto quanto insperato successo mediatico e
d'accordo con la casa discografica, Claudio si lascia tentare a rilanciare
un altro album nel 1971, dal titolo Un cantastorie dei giorni nostri. A onor
del vero, questo nuovo 33 comprende ancora gran parte delle canzoni incluse
nel precedente, aggiunte ad altre cinque di recente produzione: Quando tu mi
baci, Una favola blu, Mia cara Esmeralda, L'Africa ti chiama e 'Izia,
vengono sostituite da Io, una ragazza e la gente, Cincinnato, Se casomai, E
ci sei tu e Vecchio Samuel. L'album precedente, con l'insignificante "score"
di 1000 copie vendute, viene destinato al macero.
A posteriori sembra di poter ravvisare, in questo secondo lavoro, una
miglior composizione d'insieme dei pezzi, nonché un evidente passo in avanti
almeno qualitativo: brani come Vecchio Samuel, Io una ragazza e la gente e
soprattutto Cincinnato, pur presentando fra loro ben poche analogie,
sembrano aprire orizzonti più ampi, sia all'analisi testuale che a quella
melodica: appaiono meno ermetici nel contenuto e più disponibili a
conformarsi alla musicalità del periodo. Evidentemente però, ciò non è
ancora sufficiente per il grande pubblico: le vendite di Un cantastorie dei
giorni nostri sono di nuovo modeste, la critica ancora negativa.
Scoraggiato dai risultati individuali, Claudio si industria allora in
collaborazioni parallele, come attestano l'ellepì di Mia Martini, Oltre la
collina e, pubblicato sempre nel '71, un 45 giri di Rita Pavone: nel primo
contiamo ben cinque pezzi scritti dalla sua mano, nel secondo figura invece
come autore di entrambi i brani, intitolati La suggestione e Se...
casomai... .
Significativo sottolineare il grande successo ottenuto dalla Pavone in
Francia con La suggestione, la cui versione, dal titolo Bonjour la France
riesce a vendere qualcosa come 500.000 copie. La traduzione era stata
effettuata anche in lingua spagnola (La Sujestion), ma senza raggiungere un
così ampio consenso di pubblico. Da menzionare, inoltre, anche alcuni
provini del 1972 per Nada, a cui il nostro cede una prima versione di Chissà
se mi pensi, e un secondo brano: quel Me so' magnata er fegato che,
precedentemente scritto per Monica Vitti, verrà invece interpretato e inciso
da Gigi Proietti solo nel 1975. La stessa Nada utilizza le canzoni per
inserirle nel suo 33 giri Malanima, edito addirittura nel 1994.
L'influenza del cinema
Menzione particolare meritano le due partecipazioni cinematografiche che
vedono Baglioni coinvolto nella pellicola di Leandro Castellani dal titolo
Ipotesi sulla scomparsa di un fisico atomico e in quella di Franco
Zeffirelli dal titolo Fratello sole, sorella luna. Nella prima è chiamato a
una fugace comparsa senza alcuna battuta ma è interprete della sigla finale,
la sua In viaggio.
La seconda merita un maggiore approfondimento: è evidente che il regista
toscano, avuti a disposizione i brani di Ortolani, Benjamin e Donovan, si
sia rivolto alla RCA per sondare la disponibilità di qualcuno che si
prestasse a cantare la colonna sonora; di sicuro c'è la proposta della casa
discografica al giovane cantautore e la sua accettazione del progetto.
Claudio diviene dunque la "voce musicale narrante e fuori campo" di un San
Francesco che Zeffirelli vuole misticamente immedesimato nella semplicità
della natura, prima e ideale manifestazione di Dio sulla terra. Anche
l'interpretazione delle canzoni è tesa a realizzare ed enfatizzare questo
aspetto, tanto che, sia nel brano omonimo al titolo del film che negli altri
che lo seguono (Canzone di S. Damiano e Preghiera Semplice), la voce ancora
acerba ma già squillante del nostro pare essere volutamente "patinata e
strascicata", tanto da integrarsi perfettamente a quell'atmosfera surreale
ed estatica, propria della pellicola e di ciò che essa vuole sottolineare.
Da tale colonna sonora deriva l'omonimo album, nel quale compaiono,
puntuali, anche le versioni da studio, leggermente modificate rispetto a
quelle del lungometraggio.
Questa esperienza sul set di Zeffirelli sarà particolarmente importante per
la successiva evoluzione artistica di Claudio, sia per le tematiche che, di
lì a poco, influenzeranno talune imminenti composizioni, sia per i luoghi
visitati che rimarranno indelebilmente radicati nell'immaginario visivo del
cantautore.
È inoltre probabile che queste apparizioni nel mondo del cinema abbiano
contribuito a incuriosire, stimolare e successivamente spingere Baglioni a
interloquire spesso con la settima arte, tanto da attribuire sovente ai suoi
lavori successivi un taglio simil-cinematografico.
Ragazzo nell'est
Un'altra delle bizzarrie che caratterizzano questo strano periodo di crisi è
senz'altro la partecipazione al festival della canzone internazionale di
Sopot, in Polonia, dove Claudio, nel settembre del 1971, è invitato a
rappresentare l'Italia. Con grande sorpresa, ottiene un successo
notevolissimo, culminato con la conquista del premio assegnatogli dalla
critica.
Così, quando nell'estate successiva un'agenzia polacca gli propone di
effettuare una lunga tournée in quel paese, il cantautore, memore degli
allori ottenuti, non esita a rispondere affermativamente.
Con il suo risicato repertorio, integrato da altre canzoni e addirittura da
brani popolari (La famiglia dei Gobbon, Canta se la vuoi cantar, ecc.)
prende a girovagare per questa nazione dell'est europeo, confortato
immediatamente da un'ottima partecipazione di pubblico.
In interviste successive, Baglioni dichiarerà che probabilmente la Polonia è
stata il suo "Rubicone musicale", il periodo nel quale egli capisce quanto
siano importanti la semplicità d'espressione e la necessità di farsi capire
in maniera naturale. In quel paese dove per farsi comprendere è necessario
anche ricorrere alla gestualità, egli maturerà la convinzione di fare della
spontaneità e della essenzialità le prerogative principali del suo
linguaggio futuro.
L'affiatamento con il gruppo dei musicisti, il discreto successo ottenuto e
la non comune compostezza della gente durante i concerti, se paragonati alle
censure italiane, agli insuccessi commerciali e ai fischi recenti, provocano
nel giovane musicista un istinto di meditazione a rimanere per sempre nel
paese dell'Est europeo.
Lo convincono a recedere dall'intendimento, ancora una volta, i membri
stessi del suo "entourage", che fanno leva sul suo orgoglio di perfezionista
incallito: c'è infatti un progetto iniziato poco prima di partire e lasciato
incompiuto che necessita di essere finito: per questo, e per conseguire la
rivincita su coloro che non hanno mai creduto nelle sue capacità, si risolve
a rientrare in patria.
Quello che il cantante si appresta a definire dovrà essere l'ultimo lavoro
prima del ritorno alle sue occupazioni di aspirante architetto, un guanto di
sfida a un ambiente che non ha mai saputo comprenderne il genio e che ne ha
decretato superficialmente una fine anticipata.
Una fine, evidentemente, destinata a essere indefinitamente procrastinata.
Vorrei postare a puntate un'ottima biografia di Claudio che ho trovato in
rete all'indirizzo
Mi sembra abbastanza completa. Una delle migliori e più esaurienti biografie
questa di Tempini.
Claudio Baglioni
La biografia
di Luca Tempini
Prologo
"... in un agosto e un altro sole s'annegò, lingue di fuoco e uve fragole,
quando il giorno cammina ancora sulle tegole del cielo e sembra non sedersi
mai..."
Venne dal mare: che fosse poi quello di un'isola campana celeberrima, come
ammesso recentemente, oppure un altro mare, con contorni e connotazioni
simili a quello, non pensiamo abbia grande importanza.
Ciò che davvero conta, al nostro cospetto di spettatori interessati, è
quella genesi "liquida" che porta in sé l'essenza stessa dell'uomo che
andiamo, un po' "biecamente", a sezionare.
Il mare, si diceva, misterioso e accattivante: che ispira tuttavia, a
chiunque si soffermi a guardarlo da qualsivoglia latitudine, un'improvvisa e
subitanea aspirazione di sogno.
Sarà forse anche per il retaggio ereditario di quest'anomalo terzo genitore
che l'uomo crebbe con quella caratteristica evidente di dispensatore di
fantasie e divenne, molto più tardi e per sua espressa volontà, un
inarrivabile grande mago.
L'ambiente
È davvero difficile, e forse tecnicamente scorretto, iniziare una biografia
non cominciando dal primo vagito del protagonista: eppure, per questa volta,
mi è parso opportuno principiare questa cronaca partendo prima ancora della
nascita del protagonista poiché a lui stesso, in più d'una occasione e con
toni sfumati di poesia, è piaciuto di ricordare quasi nostalgicamente
l'episodio del suo concepimento "marino".
Tuttavia, per raccontare e far comprendere un avvenimento, è forse
necessario ricorrere al circostanziare delle date esatte. E la prima, forse
più importante, che annotiamo in questo inizio di percorso dietro il nostro
"viaggiatore" è, inconfutabilmente, quella celeberrima del sedici maggio
millenovecentocinquantuno, giorno in cui, nell'ufficio dell'anagrafe del
comune di Roma, viene registrato l'atto di nascita di Claudio Enrico Paolo
Baglioni, figlio del sottufficiale dei carabinieri Riccardo e della di lui
consorte, Silvia Saleppico.
Le cronache "agiografiche" più o meno affidabili descrivono la famiglia di
Claudio come il prototipo del nucleo famigliare classico del quartiere
Montesacro: questa, come quella di Centocelle (rione in cui i Baglioni si
trasferiscono di lì a qualche anno) è una periferia un po' dimenticata, ai
margini della grande città, nella quale è necessario applicarsi sul
quotidiano e dove i grandi dibattiti ideologico-politici del periodo non
hanno troppa presa sulla gente.
È un mondo, questo, fatto di semplice "sopravvivenza urbana", una realtà
nella quale, come detto, non è facile riuscire a interessarsi di ciò che
accade oltre il "limes" strutturale di questa periferia.
È tuttavia importante rimarcare che la crescita del giovane Claudio viene
influenzata anche da un altro ambiente "geografico", diametralmente diverso
e assolutamente distante, anche dal punto di vista dei rapporti sociali, da
Montesacro: quella campagna umbra di cui i genitori del nostro sono
originari e verso la quale, molto spesso, destinano le loro "gite fuori
porta", per far visita ai parenti rimasti.
Questo è un teatro di grandi spazi aperti, di aria da respirare a pieni
polmoni, di gente contadina che sviluppa condizioni continue di interscambi
con il prossimo. Un ambiente tipicamente agreste insomma, con tutte le
connotazioni di apertura verso la natura e il suo svolgersi ciclico che
evidentemente rimarrà pienamente radicato nel ricordo del ragazzo, anche per
la sua stridente diversità con l'estrazione di provenienza.
Le prime note... di giorno
Così, fra ambiente domestico, periferia cittadina e realtà bucoliche, si
forma il carattere del Baglioni adolescente, che già all'età di 14 anni
riceve una chitarra in regalo e comincia a strimpellare, da autodidatta, le
prime note.
A compendio documentale, è doveroso riferire della prima esibizione canora
"ufficiale" che lo vede fra i partecipanti e che si tiene, nel maggio del
1964, nel popolare quartiere di Centocelle. Tale "concorso di canzoni", come
verrà prosaicamente immortalato più tardi nella strofa di una canzone,
s'intitolava Festival delle voci nuove di S. Felice da Cantalice. Il brano
eseguito da Claudio è Ogni volta, portato al grande successo da Paul Anka.
Anche l'anno successivo garantisce la sua partecipazione alla stessa
manifestazione, stavolta vincendola con I miei anni più belli, già successo
di Iva Zanicchi.
Terminati gli anni delle scuole medie, si iscrive all'istituto per geometri
non spinto da reali motivazioni d'intento futuro, come più volte da lui
stesso rivelato, quanto piuttosto dalla confusione che, dopo la scuola
dell'obbligo, assale comunemente lo studente indeciso. È evidente, ad ogni
modo, che le frequentazioni delle scuole superiori calano il candidato
geometra in una dimensione aliena rispetto a quella vissuta sino a quel
momento, mettendolo a confronto con una realtà di portata più ampia:
conseguentemente cominciano a nascere le prime inquietudini esistenziali,
che trovano il loro sfogo nell'espressione musicale. Sembra essere questa,
infatti, la manifestazione privilegiata dei suoi sentimenti giovanili che
mostrano, altrimenti, un giovane dal carattere chiuso e timido, quasi
incline alla misantropia: è proprio in tale periodo che gli amici del suo
gruppo prendono a soprannominarlo "Agonia", sostantivo che esemplifica in
maniera sufficientemente esauriente questa difficoltà di rapportarsi al
prossimo.
Appare cristallina, quindi, la necessità di affidarsi alla musica come a una
sorta di rifugio spontaneo e capace di distrarre da una condizione di
insoddisfazione latente. I primi ascolti sono legati ad autori vari e
denotano il denominatore comune dell'originalità e dell'intimismo: sono i
cantautori della scuola francese, soprattutto Jacques Brel e Georges
Brassens, a interessare l'orecchio di Claudio, ma anche Bob Dylan e Ray
Charles, mentre, fra gli italiani, i testi di Fabrizio De Andrè più di tutti
destano la sua ammirazione.
Sulla scia della vittoria conseguita a Centocelle nel 1965, l'apprendista
cantante decide di tentare l'impresa anche ai Ludi Canori, nell'anno
seguente, giungendo ancora al successo finale con Siamo due poveri ragazzi
cantata a due voci con Maria Pia Crostella.
Deciso più che mai a intraprendere la carriera musicale e lanciato dal
doppio successo ottenuto, suggellato anche dalla semifinale del 1967 al
Festival degli sconosciuti di Ariccia, decide di prendere le prime lezioni
di pianoforte da un maestro argentino, il cui cognome Amato rimanderà, più
avanti, al ricordo di una collaborazione professionale importante.
I tentativi
Spronato dalla consapevolezza di possedere un timbro vocale notevole, nonché
dalla presa di coscienza di saper conoscere la musica e interpretarla, cerca
fortuna in esibizioni d'avanspettacolo, tra numeri di magia e spogliarelli:
al teatro Espero realizza la prima performance "live" che gli garantisce un
compenso di 1500 lire: tale guadagno pare abbastanza simbolico anche se
certamente importante per l'orgoglio di un aspirante artista in cerca di
conferme. Tuttavia gli appare subito evidente che questa strada non può
portare a nessuno sbocco professionale; pertanto, nell'inverno del 1967,
approda alla RCA per un provino. Il direttore dell'azienda si esprime in
toni poco lusinghieri nei suoi confronti e lo liquida senza lasciargli
alcuna speranza di riuscita.
Grazie alle prime lezioni di musica, e nonostante la delusione della
bocciatura alla RCA, inizia a comporre musica, a scrivere canzoni sue, ad
affiancare alla sua dimensione di interprete anche quella di autore. Secondo
fonti ufficiose, seppur non verificabili, il primissimo brano che assembla è
una sorta di parallelismo personale fra le festività natalizie imminenti e
il disagio interiore del protagonista, il cui titolo Dio, tu stai nascendo,
io sto morendo, pare essere un'anticipazione del tema di Notte di Natale.
Il suo impegno musicale continua comunque con la costituzione, insieme ad
alcuni amici, di un complessino numerosissimo chiamato Les Images, ma
prosegue contemporaneamente anche da solista, in agoni canori di ogni
specie: a luglio del '68, Claudio si iscrive a Fuori la voce, rassegna
presentata da Pippo Baudo, mentre pochi mesi più tardi si reca a Lugano per
prendere parte, ancora una volta, al Festival degli sconosciuti, ottenendo
un prestigioso secondo posto. Il risultato viene conseguito grazie
all'interpretazione doppia di una Yesterday cantata alla maniera di Ray
Charles e di una delle sue primissime composizioni "ufficiali", ispirata a
una lirica di E. A. Poe e intitolata Annabel Lee.
È pure di questo periodo una sorta di realizzazione teatrale promossa con
alcuni conoscenti, che propone tematiche sociali mischiate a opere
classiche: essa spazia dalle problematiche urbane alle poesie di Pavese
passando per le opere di Brecht: una miscellanea di argomenti che tradisce
ispirazioni non proprio chiarissime e forse anche un po' pretenziose. Il
risultato ottenuto è soprattutto quello di annoiare gli interlocutori,
costituiti perlopiù dai parenti del gruppo, chiamato Studio dieci. Tuttavia,
nonostante l'esito fallimentare che ebbe, questa esperienza denota
irrequietezze di carattere socio-ambientale, lontanissime dalla
contestazione sessantottina in pieno atto, ma comunque indicatrici di una
dinamica intellettuale in movimento.
È forse opportuno, in questa sede, annotare come la "formazione musicale
baglioniana" sia avvenuta, fra avanspettacolo, concorsi canori, esperienze
teatrali e matrici classiche, in maniera diametralmente opposta a quella che
agglomera quasi tutti gli altri cantautori romani che, proprio in questo
periodo, muovevano parallelamente le prime mosse attorno al gruppo del Folk
Studio, confrontandosi reciprocamente. Baglioni nasce assolutamente lontano
da questa realtà, non ne conosce le prerogative e non è coinvolto nella
dialettica di rivendicazione che anima già i primissimi testi dei suoi
colleghi. Egli si crea, dal punto di vista artistico, completamente per
conto proprio e, seppur manifesti in alcuni casi evidenti tendenze di
rivendicazione, la sua produzione appare decisamente lontana, per intenzioni
e tematiche, dall'effervescenza politica e sociale comune all'ambiente del
Folk Studio.
Tornando all'argomento specifico e rispettando il più possibile la
cronologia, appare opportuno rimarcare che, terminati gli studi superiori
con un buon profitto, il neogeometra diviene una matricola dell'università
di Roma, nella facoltà di architettura.
Tuttavia, nei suoi intenti, la musica rimane unica passione nonché
aspirazione professionale vera: per questo motivo gli sforzi del giovane
sono profusi soprattutto al conseguimento di un contratto da parte di
qualche casa discografica.
In occasione della rassegna svizzera, era stata realizzata un'incisione
intitolata Gli sconosciuti di Lugano in cui figuravano, tra gli altri, anche
brani cantati da Baglioni: Annabel Lee, Se la ragazza che avevi e una prima
versione della Interludio che poi verrà riproposta sui primi supporti
dell'artista.
Forte di questa registrazione, si reca a Milano per sottoporsi a una prova
per la Ricordi che, se in un primo tempo appare interessata, successivamente
soprassiede.
Cantante professionista
La volontà di arrivare dell'aspirante musicista non si ferma, però, neppure
dinanzi al secondo rifiuto. All'inizio del 1969 si ripropone alla RCA,
risoluto a farsi riascoltare dai vertici dirigenziali: sulle prime è
costretto a un'anticamera lunghissima: è infatti obbligato a trascorrere
varie giornate in attesa di una chiamata, al bar della casa discografica.
Quest'ozio forzato gli consente però, da una parte, di venire a contatto con
i "big" della canzone di quegli anni, arrivando persino a conoscerne alcuni:
lui stesso ama ricordare l'intuizione di Dalla che, da artista già
affermato, prova grande ammirazione per le capacità vocali e per le
composizioni del giovane e introverso ragazzo, vestito di scuro e
abitudinario fisso e tristissimo di quelle stanze. Ad ogni modo la sua lunga
costanza finisce con l'essere premiata: l'azienda si risolve a fargli
sottoscrivere, il 26 ottobre, un vero contratto professionale di cinque
anni. Da sottolineare che sarà il padre a dovergli fare da tutore, a causa
della sua ancora minorità.
Claudio deve ora sottoporsi a quanto è connesso con il mondo artistico, non
escluse le modifiche al "look" e le imposizioni contrattuali. Gli viene
assegnato un "press agent", una sorta di addetto all'immagine, affinché
venga curato sotto questo aspetto: gli tocca Donatella Raffai, volto più
tardi reso celeberrimo dalla trasmissione di discreto successo Chi l'ha
visto.
Così, levati gli occhiali scuri, trasformato nell'abbigliamento e tinto di
biondo, pare essere un'altra persona; tuttavia ha ottenuto quanto sempre
desiderato e ora possiede, finalmente, spazio, tempo e possibilità per
dedicarsi anima e corpo alla realizzazione del suo sogno di sempre.
Vengono dunque realizzate una serie di composizioni di vario genere, fra cui
spiccano la versione ormai definitiva di Notte di Natale e un altro brano
destinato a un successo postumo: Signora Lia. Tuttavia la casa discografica
non appare molto favorevole, almeno all'inizio, a incentivare la sua abilità
di autore: preferisce piuttosto assecondare la sua inusitata capacità vocale
di cantante. Si spiegano in questo senso le prime commissioni al giovane
neodipendente e i suoi passi iniziali nel mondo musicale: traduzioni in
italiano da testi in inglese e francese (da una traduzione di Brassens
nasce, ad esempio, la canzone Marinetta), prove su brani di autori vari e
destinati al mercato con interpreti diversi, e altre realizzazioni fra cui
la scrittura di una colonna sonora per un documentario sulla droga, peraltro
accantonata dalla RAI.
Esistono, di questi lavori, numerose incisioni che circolano nel mondo del
collezionismo e che sono anche state sfruttate commercialmente dalla RCA in
tempi successivi per approfittare dei vari momenti di popolarità del
cantautore. Emblematico il recente caso della "raccolta" titolata Diario
Baglioni e contenente una ridda di interpretazioni "primitive",
presumibilmente destinate al mercato estero.
Fra tutti questi lavori è d'uopo soffermarsi sulla realizzazione del primo
45 giri di Claudio Baglioni: Una favola blu - Signora Lia. Se la seconda
traccia è di produzione tipicamente baglioniana, la prima riporta invece
autori diversi, rispondenti ai nomi di Morina-D'Ercole-Melfa. È proprio con
quest'ultimo brano che viene inviato a Un disco per l'estate, con cui non
accede, tuttavia, alla semifinale. Con il primo invece, pur non riscontrando
il gradimento dei giudici, riceve un riconoscimento dalla critica presente a
un'altra rassegna: il Festivalbar dei giovani.
A proposito di questa canzone, è da ricordare un divertente aneddoto, spesso
ricordato dallo stesso Baglioni: nelle intenzioni dell'autore, infatti, il
titolo del pezzo avrebbe dovuto essere Signora Lai. Tuttavia, il giorno dell
'audizione alla RCA, Claudio si vide assegnare un fonico sul cui camice
bianco spiccava un cartellino con il nome Lai. Non volendo alienarsi le
simpatie del tecnico, il cantautore mutò repentinamente il nome del brano
cambiandolo nel definitivo Signora Lia.
Il 45 giri in questione era stato prodotto da un pianista diplomato
conosciuto nel maggio del '70: quell'Antonio Coggio che tanta parte avrebbe
avuto in tutta la produzione degli anni immediatamente seguenti.
Certamente il disco non realizza un successo apprezzabile, tuttavia riesce a
"muoversi" nella giungla della musica leggera, cosa che sprona l'autore e i
suoi collaboratori a procedere verso la promozione di un nuovo 45, edito l'8
settembre 1970, che reca sui due lati Notte di Natale - Isolina,
quest'ultima appena composta. Quasi contemporaneamente, per l'esattezza 10
giorni dopo, viene inciso, forse un po' frettolosamente, il primo 33 giri,
compilato grazie a tutta la produzione passata e recente, del novello
cantautore.
Intitolato semplicemente Claudio Baglioni, il disco denota una composizione
alquanto bizzarra, poiché assembla canzoni di nessuna pretesa e spiritose
quali Mia cara Esmeralda o Quando tu mi baci ad altre piuttosto tristi e
intimiste quali Notte di Natale o la drammatica Lacrime di marzo; vi sono
poi addirittura rivendicazioni classicheggianti sottolineate dai passaggi
della già ricordata Interludio o da quelli de Il sole e la luna. Vi sono
esperimenti di vario tipo anche nelle sonorità: da quelle carpite alla
"scuola francese" dei suoi primi ascolti musicali (Brassens, Brel), a quelle
che accennano alla "soul music": insomma un "collage" che, sia nei testi sia
nella parte musicale, pare essere tutt'altro che omogeneo nello stile, e
rivela abbastanza palesemente la diversa collocazione temporale dei pezzi.
Il risultato è quello di un ellepì che non ha una vera e propria identità
omogenea ma che anzi appare piuttosto confuso negli intenti, rivelandosi
comunque, a lungo andare, una "palestra" d'esercizio utilissima grazie anche
e soprattutto alla molteplicità delle varie sfere musicali trattate.
È utile sottolineare che gli arrangiamenti di questo primo 33 giri sono
curati da Ruggero Cini.
Le canzoni stonate...
Per promuovere la sua nuova produzione, Claudio inizia, a ridosso di questo
periodo, una sorta di "tour estivo" fra balere e pianobar, partendo dalla
località balneare di Lignano Sabbiadoro.
LA RCA lo invia anche alla Mostra internazionale della canzone di Venezia,
dove partecipa alla Gondola d'oro presentando Notte di Natale; qui trova un
pubblico e una giuria non disposti ad assecondare le sue finalità: il primo
lo fischia sonoramente per gran parte dell'esibizione, la seconda lo confina
all'ultimo posto. Anche la critica non usa mezzi termini, apostrofandolo
come "cantore di cose senza senso, isteriche e tristissime". Soltanto Lucio
Dalla, che ha modo di vederlo, rimane nuovamente e favorevolmente colpito
dalla sua interpretazione spingendolo a non demoralizzarsi e a continuare
sulla stessa strada.
Una strada che, tuttavia, pare ancora costellata da difficoltose asperità:
alla Caravella dei successi (Bari, ottobre 1970), viene costretto dai
discografici a rinunciare alla sua Notte di Natale: il pezzo è definito
troppo triste, nonché addirittura lesivo della morale cattolica;
ripresenterà Una favola blu, sempre buona per ogni occasione, ma insufficien
te a evitargli, per la seconda volta consecutiva in un concorso canoro,
l'ultima piazza.
Per il giovane Baglioni è una battuta d'arresto dolorosissima, tale da
fargli meditare, per la prima volta, l'abbandono delle scene: desisterà
dall'intento grazie all'insistenza dei collaboratori, oltre che per onorare
il contratto tanto bramato e conquistato con grande fatica solo nell'anno
precedente.
L'unica parentesi positiva di questo periodo è, invece, la partecipazione
televisiva alla trasmissione Speciale 3 milioni, nella quale presenta alcuni
brani di nuova composizione nonché l'inedita In viaggio. Le puntate in Tv
hanno un buon riscontro di pubblico anche se da sole non bastano,
ovviamente, a consegnare il protagonista alla notorietà.
Tuttavia, sull'onda di questo discreto quanto insperato successo mediatico e
d'accordo con la casa discografica, Claudio si lascia tentare a rilanciare
un altro album nel 1971, dal titolo Un cantastorie dei giorni nostri. A onor
del vero, questo nuovo 33 comprende ancora gran parte delle canzoni incluse
nel precedente, aggiunte ad altre cinque di recente produzione: Quando tu mi
baci, Una favola blu, Mia cara Esmeralda, L'Africa ti chiama e 'Izia,
vengono sostituite da Io, una ragazza e la gente, Cincinnato, Se casomai, E
ci sei tu e Vecchio Samuel. L'album precedente, con l'insignificante "score"
di 1000 copie vendute, viene destinato al macero.
A posteriori sembra di poter ravvisare, in questo secondo lavoro, una
miglior composizione d'insieme dei pezzi, nonché un evidente passo in avanti
almeno qualitativo: brani come Vecchio Samuel, Io una ragazza e la gente e
soprattutto Cincinnato, pur presentando fra loro ben poche analogie,
sembrano aprire orizzonti più ampi, sia all'analisi testuale che a quella
melodica: appaiono meno ermetici nel contenuto e più disponibili a
conformarsi alla musicalità del periodo. Evidentemente però, ciò non è
ancora sufficiente per il grande pubblico: le vendite di Un cantastorie dei
giorni nostri sono di nuovo modeste, la critica ancora negativa.
Scoraggiato dai risultati individuali, Claudio si industria allora in
collaborazioni parallele, come attestano l'ellepì di Mia Martini, Oltre la
collina e, pubblicato sempre nel '71, un 45 giri di Rita Pavone: nel primo
contiamo ben cinque pezzi scritti dalla sua mano, nel secondo figura invece
come autore di entrambi i brani, intitolati La suggestione e Se...
casomai... .
Significativo sottolineare il grande successo ottenuto dalla Pavone in
Francia con La suggestione, la cui versione, dal titolo Bonjour la France
riesce a vendere qualcosa come 500.000 copie. La traduzione era stata
effettuata anche in lingua spagnola (La Sujestion), ma senza raggiungere un
così ampio consenso di pubblico. Da menzionare, inoltre, anche alcuni
provini del 1972 per Nada, a cui il nostro cede una prima versione di Chissà
se mi pensi, e un secondo brano: quel Me so' magnata er fegato che,
precedentemente scritto per Monica Vitti, verrà invece interpretato e inciso
da Gigi Proietti solo nel 1975. La stessa Nada utilizza le canzoni per
inserirle nel suo 33 giri Malanima, edito addirittura nel 1994.
L'influenza del cinema
Menzione particolare meritano le due partecipazioni cinematografiche che
vedono Baglioni coinvolto nella pellicola di Leandro Castellani dal titolo
Ipotesi sulla scomparsa di un fisico atomico e in quella di Franco
Zeffirelli dal titolo Fratello sole, sorella luna. Nella prima è chiamato a
una fugace comparsa senza alcuna battuta ma è interprete della sigla finale,
la sua In viaggio.
La seconda merita un maggiore approfondimento: è evidente che il regista
toscano, avuti a disposizione i brani di Ortolani, Benjamin e Donovan, si
sia rivolto alla RCA per sondare la disponibilità di qualcuno che si
prestasse a cantare la colonna sonora; di sicuro c'è la proposta della casa
discografica al giovane cantautore e la sua accettazione del progetto.
Claudio diviene dunque la "voce musicale narrante e fuori campo" di un San
Francesco che Zeffirelli vuole misticamente immedesimato nella semplicità
della natura, prima e ideale manifestazione di Dio sulla terra. Anche
l'interpretazione delle canzoni è tesa a realizzare ed enfatizzare questo
aspetto, tanto che, sia nel brano omonimo al titolo del film che negli altri
che lo seguono (Canzone di S. Damiano e Preghiera Semplice), la voce ancora
acerba ma già squillante del nostro pare essere volutamente "patinata e
strascicata", tanto da integrarsi perfettamente a quell'atmosfera surreale
ed estatica, propria della pellicola e di ciò che essa vuole sottolineare.
Da tale colonna sonora deriva l'omonimo album, nel quale compaiono,
puntuali, anche le versioni da studio, leggermente modificate rispetto a
quelle del lungometraggio.
Questa esperienza sul set di Zeffirelli sarà particolarmente importante per
la successiva evoluzione artistica di Claudio, sia per le tematiche che, di
lì a poco, influenzeranno talune imminenti composizioni, sia per i luoghi
visitati che rimarranno indelebilmente radicati nell'immaginario visivo del
cantautore.
È inoltre probabile che queste apparizioni nel mondo del cinema abbiano
contribuito a incuriosire, stimolare e successivamente spingere Baglioni a
interloquire spesso con la settima arte, tanto da attribuire sovente ai suoi
lavori successivi un taglio simil-cinematografico.
Ragazzo nell'est
Un'altra delle bizzarrie che caratterizzano questo strano periodo di crisi è
senz'altro la partecipazione al festival della canzone internazionale di
Sopot, in Polonia, dove Claudio, nel settembre del 1971, è invitato a
rappresentare l'Italia. Con grande sorpresa, ottiene un successo
notevolissimo, culminato con la conquista del premio assegnatogli dalla
critica.
Così, quando nell'estate successiva un'agenzia polacca gli propone di
effettuare una lunga tournée in quel paese, il cantautore, memore degli
allori ottenuti, non esita a rispondere affermativamente.
Con il suo risicato repertorio, integrato da altre canzoni e addirittura da
brani popolari (La famiglia dei Gobbon, Canta se la vuoi cantar, ecc.)
prende a girovagare per questa nazione dell'est europeo, confortato
immediatamente da un'ottima partecipazione di pubblico.
In interviste successive, Baglioni dichiarerà che probabilmente la Polonia è
stata il suo "Rubicone musicale", il periodo nel quale egli capisce quanto
siano importanti la semplicità d'espressione e la necessità di farsi capire
in maniera naturale. In quel paese dove per farsi comprendere è necessario
anche ricorrere alla gestualità, egli maturerà la convinzione di fare della
spontaneità e della essenzialità le prerogative principali del suo
linguaggio futuro.
L'affiatamento con il gruppo dei musicisti, il discreto successo ottenuto e
la non comune compostezza della gente durante i concerti, se paragonati alle
censure italiane, agli insuccessi commerciali e ai fischi recenti, provocano
nel giovane musicista un istinto di meditazione a rimanere per sempre nel
paese dell'Est europeo.
Lo convincono a recedere dall'intendimento, ancora una volta, i membri
stessi del suo "entourage", che fanno leva sul suo orgoglio di perfezionista
incallito: c'è infatti un progetto iniziato poco prima di partire e lasciato
incompiuto che necessita di essere finito: per questo, e per conseguire la
rivincita su coloro che non hanno mai creduto nelle sue capacità, si risolve
a rientrare in patria.
Quello che il cantante si appresta a definire dovrà essere l'ultimo lavoro
prima del ritorno alle sue occupazioni di aspirante architetto, un guanto di
sfida a un ambiente che non ha mai saputo comprenderne il genio e che ne ha
decretato superficialmente una fine anticipata.
Una fine, evidentemente, destinata a essere indefinitamente procrastinata.